Il museo Archeologico del Friuli Occidentale nasce dall’intuizione del conte Giuseppe di Ragogna, che negli anni '30 del Novecento avvia una ricerca sistematica sul territorio di Torre e nelle aree circostanti. Il suo primo scavo è condotto in uno spazio domestico: il giardino del suo castello. Anno dopo anno, con l’aiuto della popolazione locale, il conte porta alla luce necropoli e testimonianze protostoriche, fino alla scoperta di una lussuosa villa di epoca imperiale.
Condotte con passione e pochissimi mezzi, le indagini partono dal presupposto moderno e innovativo per l’epoca che l’archeologia non sia una ricerca avventurosa di tesori, ma scienza dei segni o - per dirla come di Ragogna - “per l’archeologo vale più un coccio che una moneta”. È un approccio istintivo ma al tempo stesso rigoroso, che anticipa una visione pienamente contemporanea della disciplina.
Dopo il 1970 il castello e le collezioni diventano patrimonio pubblico. Oggi il percorso museale si sviluppa in 20 sale, seguendo le principali fasi della storia del territorio: dalla preistoria antica e recente alla protostoria, dall’età romana e tardoromana a quella altomedioevale e medioevale. Reperti, apparati didattici, ricostruzioni, piccoli e grandi tesori ti permetteranno di leggere i contesti di scavo e ricostruire la vita quotidiana delle comunità antiche. Un’occasione unica per accedere all’archeologia in modo più semplice, conivolgente e consapevole.
Chi lo ispira
Il conte Giuseppe di Ragogna (1902–1970) era il proprietario del castello oggi sede del museo. La sua ricerca prende le mosse da una convinzione controcorrente per gli studi dell’epoca: anche il Friuli occidentale custodisce un grande passato. Forte di questa intuizione, a partire dagli anni '30, avvia ricerche sistematiche sul territorio di Torre. E gli scavi gli danno ragione: già le prime tracce rivelano per Pordenone una storia romana e preromana sorprendentemente ricca e continua. Così, con mezzi limitati ma passione rigorosa, il conte trasforma un’intuizione in evidenza scientifica, lasciando in eredità al pubblico il proprio castello, un patrimonio archeologico inestimabile e l’idea che chiunque può dare un contributo prezioso alla conoscenza.
Quando (…) studiosi e pubblico verranno a conoscere quali e quante prove di romanità offra il territorio pordenonese, Torre di Pordenone avrà un posto d’onore.
Sapevi che…
Il conte Di Ragogna promuove un'archeologia aperta alla comunità.
Per compiere i propri scavi, il conte Giuseppe di Ragogna cerca l’aiuto di chi vive e lavora attorno al suo castello. Ma non solo. Lui vuole anche stimolare nella popolazione locale la nascita di una sensibilità verso l’archeologia. Lo fa pubblicando avvisi sui giornali locali e lanciando appelli radiofonici diretti agli abitanti di Torre - soprattutto ai contadini - perché segnalino affioramenti di muri o reperti durante il lavoro dei campi. Un approccio insolito per l’epoca, che anticipa una visione moderna e partecipata del patrimonio culturale.
