Il percorso

Lungo questo percorso, il battito dell’acqua e il respiro del verde si intrecciano alla secolare laboriosità dell’uomo. È una trama antica: quella di una comunità che dalla natura trae l’energia per produrre e un porto comodo per commerciare. Le rogge, arterie pulsanti del centro storico, evocano i canti delle donne chine sui lavatoi posti lungo le loro sponde. E se sfiori le mura cittadine, puoi entrare in Corte Policreti dove incontri le statue di Bacco e Arianna: una coppia che fa da contraltare a quella posta al limite della città, su due pilastri del ponte. Qui le statue di Adamo ed Eva - che sono in realtà Giove e Giunone - vegliano sul punto in cui l'architettura si arrende al paesaggio.

"Anchora spero di meglio" è l’antico motto della prima scuola pubblica cittadina ma anche la promessa di nuove emozioni. Come quelle suscitate dalla trasparenza delle sculture di Nane Zavagno, dove l’aria diventa materia e si intreccia ai colori verdi e azzurri della natura.

Oggi come allora l’insegnamento è sempre lo stesso: l'armonia tra uomo e ambiente è un'opera d'arte sempre in divenire.

Le tappe del percorso

Pordenone e il suo territorio sono situati sulla fascia delle risorgive. Sono quindi molti i luoghi in città che parlano di questa storica ricchezza idrica. Come largo San Giorgio: qui scorrono quelle della Roggia dei Mulini - uno dei suoi rari tratti ancora visibili - e si trovano un lavatoio ricostruito, una fontana e i laghetti dietro la chiesa.

I laghetti sono originati dallo sbarramento di corsi d'acqua provenienti da nord grazie all’azione di una chiusa simile a quella ancora oggi visibile. Il salto d'acqua è stato sfruttato nel tempo per azionare un mulino, un follo e un impianto per la macinazione dei sassi. L'area è passata successivamente sotto la gestione dell'Enel, prima di andare incontro a un periodo di abbandono.

Oggi il sito è oggetto di un importante intervento di recupero ambientale volto alla valorizzazione della flora e della fauna locale.

Dove si trova: Largo S. Giorgio, 33170 Pordenone PN

Pochi passi ti portano dal brusio del corso al silenzio e alla pace di uno spazio dove il tempo sembra essersi fermato. È uno dei luoghi magici di Pordenone: la corte interna di Palazzo Popaite-Torriani Policreti.

L’edificio nasce dall'unione di due unità, una del '300 l'altra di 4 secoli dopo. Qui le statue settecentesche di Bacco e Arianna ti invitano ad attraversare un portello aperto nei bastioni medievali. Il varco fu realizzato in piena epoca veneziana quando ormai le mura avevano perso la loro funzione difensiva.
In un angolo del cortile puoi scoprire un pozzo in mattoni, oggi protetto da una copertura in plexiglas.
Lo spazio testimonia i privilegi conquistati nei secoli dalle famiglie che abitavano il palazzo: un accesso privato alla città attraverso il portello e la possibilità di prelevare l'acqua direttamente all'interno della propria corte.

Dove si trova:

È la frase incisa sull’architrave della porta che un tempo conduceva allo scomparso convento di San Filippo Neri. È tratta dal libro “Nobiltà comune, et heroica, pensier nuovo e curioso” scritto da Lodovico Zuccolo (1568-1630) nel 1625.

Nei locali del convento, accanto all’oratorio, sorse la prima scuola pubblica di Pordenone. Nel 1685 il Consiglio comunale decise di aprirla per sei bambini poveri ma meritevoli che sarebbero stati scelti dal Comune stesso. La frase può essere interpretata in più modi, ma piace pensare che fosse il motto augurale rivolto agli alunni che varcavano la soglia dell’istituto: ragazzi di famiglie umili che potevano ben sperare in un futuro migliore.

Il poeta svizzero Fabio Pusterla, in visita a Pordenone, compone un racconto con lo stesso titolo dell’iscrizione. Qui scrive che mentre passeggiava tra i palazzi che si guardano da una sponda all’altra del corso “come sfingi di pietra”, la città gli ispira una domanda: “sull’architrave di un portone si legge: “Anchora spero di meglio”. Quando l’ho letto per la prima volta mi sono domandato: e noi oggi siamo capaci di fare altrettanto?”.

Dove si trova: Corso Vittorio Emanuele II, 48, 33170 Pordenone PN

Vecchie foto mostrano donne che lavano i panni nell’acqua delle rogge, sulle tavole di legno portate insieme al cesto. Sono alcuni dei tanti scatti che tra fine Ottocento e primi anni del Novecento raccontano di una città ricca d'acqua e di attività umane.

Ancora oggi, in città puoi individuare almeno quattro lavatoi fissi collocati lungo la roggia dei Mulini e la roggia Codafora. Il recupero di forma e posizione permette di capire il loro utilizzo e come si prestassero, pur nella fatica del lavoro, a diventare un naturale luogo di incontro e socialità.

Fin dalle origini, oltre a essere impiegate per lavare la biancheria, le acque correnti delle rogge difendevano l’abitato storico, muovevano le pale di numerosi opifici cittadini, permettevano di spegnere gli incendi e fornivano “buoni gamberi, preziosi morsoni, trotte e lamprede…”.

Dove si trova: Viale della Libertà, 25, 33170 Pordenone PN

Il ponte pedonale sul Noncello è a due passi dal centro storico. È il punto in cui sorgeva il porto medievale che ha fatto la fortuna della città e ne ha dato il nome. Da qui arrivavano e partivano le imbarcazioni cariche di mercanzie da e per Venezia.

Nato nel 1550 per collegare la città e il porto alla chiesa della Santissima Trinità, originariamente era a tre arcate per superare la grande quantità di acqua che il fiume aveva in quel punto. Nel 1718, si arricchisce delle statue di Giove e Giunone che però il popolo ribattezzò Adamo ed Eva.

Danneggiato da piene e ricostruito nel Settecento da Bartolomeo Ferracina (1692-1777), lo stesso progettista del ponte di Bassano, è abbattuto durante la prima guerra mondiale. Nel primo dopoguerra il ponte di Adamo ed Eva è ricostruito in ferro e muratura con la parte centrale mobile per consentire il passaggio delle imbarcazioni. Questo dettaglio funzionale è importante: in quegli anni, il traffico fluviale era fortemente ridotto ma l’idea era di rilanciare il porto facendo leva sulla ripresa delle attività del Cotonificio Veneziano di Torre.

Di questo ambizioso progetto positivista, si è tenuto conto nel corso dei restauri del 2004 che hanno voluto differenziare i materiali dell’area del calpestio, realizzati parte in pietra e parte in legno.   

Dove si trova: Via della Santissima, 33170 Pordenone PN

Nel marzo del 2026 è stato riaperto il Sentiero delle Operaie, una via di circa mezzo chilometro che nel secolo scorso le operaie percorrevano per andare a lavorare nel Cotonificio Veneziano di Torre.

Costruito tra il 1839 e il 1843 su un'ansa del fiume Noncello dai fratelli triestini Beloz e dal socio Blanch, l’opificio era un universo prevalentemente femminile. Al culmine della sua attività, tra la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento, lo stabilimento arrivò a impiegare oltre mille operaie. Molte erano giovanissime - le cosiddette “piccinine” - che entravano in fabbrica per integrare il magro reddito delle famiglie contadine.

Oggi il tracciato consente di raggiungere a piedi o in bicicletta il Parco Archeologico di Torre con il relativo Museo, passando attraverso il Parco Galvani e il Parco del Seminario.

Il cammino è accompagnato dalla presenza costante del fiume Noncello; lungo il sentiero, si incontra anche un antico lavatoio.

Dove si trova: Viale delle Grazie, 55, 33170 Pordenone PN

Ora sei davanti al palazzo che prende il nome da un suo illustre abitante: Vendramino Candiani (1820-1890), primo sindaco di Pordenone dopo l’unità d’Italia. Ma la facciata esterna mostra una serie di affreschi tra cui due stemmi nobiliari che raccontano una storia di amministrazione della città che affonda le sue radici nel medioevo.

Il gufo nero con zampe aggrappate a uno scalino di quattro palchidi Corrado di Auffenstein e lo stemma “di rosso, al palo d’argento” di Hartneid di Weiβenegg sono i blasoni di due capitani austriaci, rappresentanti in città del Duca d’Austria, al quale Pordenone e i borghi limitrofi appartennero dal 1278 al 1508.

La residenza ufficiale del capitano austriaco e della sua famiglia era il castello, edificio separato dalla città, protetto da mura proprie con ponte levatoio. Esempio emblematico per l’epoca di edificio militare dalla doppia funzione: difendere la città in caso di attacco esterno e difendersi dalla città in caso di rivolta interna.

La presenza di questi stemmi, scoperti durante i restauri del palazzo nel 2022, gettano nuova luce sulla storia antica di Pordenone.

Dove si trova: Corso Vittorio Emanuele II, 23, 33170 Pordenone PN

Othmar Barth (1927-2010), architetto altoatesino di fama internazionale con esperienza specifica nelle costruzioni ecclesiastiche, concepisce il Centro Diocesano di Pordenone come un’acropoli moderna affacciata sul Noncello e adagiata su una collina in lieve pendenza.

La struttura, in stretto dialogo col Duomo Concattedrale di San Marco, poggia su un basamento a terrazza da cui emergono con forza e equilibrio i volumi del complesso: l'episcopio, gli uffici della Curia, delle associazioni cattoliche e del settimanale "Il Popolo", la biblioteca, il Museo Diocesano di Arte Sacra e la chiesa di Maria Santissima Madre della Chiesa e Regina della Pace. La “pelle” scelta per questa architettura è caratterizzata dal rigore del mattone pieno alternato al cemento armato a vista; le coperture uniscono lastre di acciaio e di rame.

Un’opera dove paesaggio, acqua e architettura sacra sono ingredienti al servizio di un’immagine complessa e riconoscibile al tempo stesso.

Dove si trova: Via Revedole, 1, 33170 Pordenone PN

Ultimo aggiornamento: 13/06/2026 05:18

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