Il percorso

Murales, monumenti e affreschi fanno sfilare davanti ai tuoi occhi esistenze che attraversano il tempo. Sono personaggi più o meno noti di Pordenone: dalle madri medievali che si rivolgono alla Madonna per invocare latte o una crescita sana dei figli, al frate Odorico, partito dalla sua città per un epico viaggio di cinquantamila chilometri.

Se l’epoca della Controriforma rievoca l’amara vicenda di Angioletta delle Rive, vittima del pregiudizio, a farle da contraltare è l’affetto coniugale tra Sebastiano e Caterina, reso eterno dalla pietra.

È un filo di memoria che ti porterà fino ai giorni nostri, dietro le quinte del Teatro Verdi dove, tra street art e poesia, Pordenone svela l’anima vibrante di chi la abita.

Le tappe del percorso

Negli anni '70, durante lavori di risistemazione del pavimento del Duomo Concattedrale di San Marco, sono venute alla luce decine di sepolture sigillate da lapidi tombali. Le datazioni vanno dal XV al XVIII secolo e ognuna racconta una storia. Due meritano la tua attenzione.

La prima è quella di Simon Stocchetto, titolare di un servizio di trasporti fluviali a Vallenoncello, sede della dogana del porto di Pordenone. Il cronista Giovanni Battista Pomo, nei suoi “Commentari urbani”, scrive che nel 1744 “fece fare da squeraroli buranelli una peota nuova e grande” e che il suo varo fu seguito da benedizione del parroco e grandi festeggiamenti. Era un’imbarcazione piatta e a fondo poco pescante adatta per fiumi e lagune e usata per il trasporto di persone e merci e - nella versione più lussuosa - anche per usi rappresentativi.

Un’altra lapide racconta invece una storia di profondo affetto coniugale. Ha due stemmi appaiati: quello di Sebastiano Mantica e quello di Caterina Altan di Salvarolo. In una lunga iscrizione lo sposo, sopravvissuto alla moglie, ricorda i cinquantatré anni felici vissuti accanto a lei e i due tristi e infelici della vedovanza.

"Dettaglio di una facciata in intonaco chiaro, con segni di usura, che mostra uno stemma araldico dipinto tra due finestre. Lo stemma raffigura un leone dorato su sfondo grigio nella parte superiore e bande orizzontali rosse e bianche in quella inferiore. Ai lati si trovano due finestre con persiane in legno verde visibilmente scrostate dal tempo." "Una lastra di pietra antica incastonata in una parete di mattoni e pietre rustiche. Al centro, la lastra presenta uno stemma araldico scolpito in rilievo nella parte superiore e un'iscrizione in latino, parzialmente usurata dal tempo, che ne occupa la sezione centrale."

Dove si trova: Vicolo del Lavatoio, 33170 Pordenone PN

Entra nel Duomo Concattedrale di San Marco e raggiungi l’altare di San Francesco: qui una piccola teca custodisce la reliquia del missionario francescano Beato Odorico da Pordenone (1286 circa - 1331).

Nato a Villanova, il santo prende i voti in giovanissima età e intorno al 1318 intraprende un viaggio straordinario verso l’Oriente che lo porta ad attraversare Trebisonda, Baghdad, l’India e Ceylon, fino a raggiungere Canton e infine Pechino, allora capitale dell’impero mongolo. Qui viene ricevuto dall’imperatore Yesün Temür Khan e vi rimane per circa tre anni. Il suo ritorno è altrettanto eccezionale: attraversa il Tibet – primo europeo noto a entrare a Lhasa – e percorre migliaia di chilometri tra Asia centrale e Persia. Un itinerario di oltre 50.000 km in un’epoca in cui il viaggio era esperienza estrema e incerta. Rientrato in Italia nel 1330, detta le sue memorie al confratello Guglielmo da Solagna: un racconto che restituisce la misura reale di un’impresa fuori scala per il suo tempo, pubblicato postumo con il titolo “De rebus incognitis”.

"Dipinto a olio raffigurante un santo barbuto con aureola, che indossa un saio scuro tipico degli ordini monastici, con un crocifisso al collo e un cordone annodato in vita. Il soggetto tiene la mano destra alzata con l'indice puntato verso l'alto e regge un piccolo crocifisso nella mano sinistra. Il quadro è inserito in una cornice dorata all'interno di un ambiente religioso."

Dove si trova: Piazza San Marco, 33170 Pordenone PN

Sull'edificio di fronte alla Chiesa del Cristo, pochi lacerti di affresco rivelano l'antica sede del primo ospitale della città. A partire dal 1300, questo luogo diventa un punto di riferimento per pellegrini, viandanti, orfani, vedove. Gestito dalla potente confraternita laica dei Battuti, l’istituzione offre accoglienza e conforto a chiunque versi in stato di bisogno.

Un ulteriore segno della presenza dell'ospedale è visibile nell'angolo dello stesso edificio: un piccolo affresco votivo di carattere popolare raffigura la Madonna del Latte. All'immagine materna della Vergine che allatta Gesù si rivolgevano le donne per invocare abbondanza di latte, protezione durante il parto e sostegno nel fragile periodo del puerperio.

"Un dipinto antico, probabilmente un affresco, raffigurante la Madonna che allatta Gesù bambino (iconografia della 'Madonna del Latte'). L'opera, caratterizzata da colori caldi, è protetta da una vetrata e racchiusa in una cornice di legno scuro dal gusto austero, il tutto montato su una parete rustica in mattoni a vista."

Dove si trova: Piazza del Cristo, 33170 Pordenone PN

Sul retro del Teatro Verdi, di fronte all’ingresso degli artisti, la grigia parete dell’edificio ex SIP ospita l’opera “Dietro le quinte” di Marta Lorenzon.

Realizzata nel 2021, il murale ritrae la direttrice artistica della locale compagnia teatrale "Speak Easy", Lisa Moras, mentre si trucca prima di entrare in scena. A completare quel backstage, puoi notare sullo sfondo anche un altro attore della compagnia che si prepara per lo spettacolo. In basso, le gru che si staccano dalla vestaglia dell’attrice e le zone volutamente lasciate sfocate dall’artista stimoleranno la tua fantasia e la tua immaginazione.

In piazzetta Pescheria, la facciata posteriore del teatro è stata a sua volta impreziosita da giganteschi versi tra cui, quelli di "Fiuri de tapo" di Biagio Marin (1891-1985), "Canzoniere" di Umberto Saba (1883-1957) e "Io non ho mani " di David Maria Turoldo (1916-1992). È la rinominata “Piazzetta dei Poeti”, un progetto nato dalla collaborazione tra Teatro Verdi, Fondazione Pordenonelegge e Comune di Pordenone.

"Un grande murales dipinto sulla parete scura di un edificio, che raffigura una donna intenta a truccarsi mentre si guarda in un piccolo specchio. Indossa un indumento azzurro decorato con motivi di volatili. Accanto alla figura principale si nota l'immagine più tenue di una persona che sembra compiere lo stesso gesto. Alla destra dell'edificio si staglia una struttura moderna caratterizzata da un'alta torre cilindrica rivestita di piastrelle bianche quadrate, il tutto sotto un cielo azzurro con nuvole sparse." "Una facciata architettonica moderna e minimalista di un edificio di colore chiaro, caratterizzata da una serie di volumi geometrici sporgenti a forma di parallelepipedo. Su tre di questi pannelli sono incise delle poesie in lingua italiana. Sul lato sinistro è visibile parte di una struttura cilindrica moderna rivestita di piastrelle bianche, il tutto sotto un cielo azzurro con alcune nuvole." "Dettaglio di un pannello architettonico rettangolare di colore grigio, sporgente da una parete moderna e dal design minimalista. Sul pannello è stampata in nero una poesia in dialetto, con l'attribuzione 'Biagio Marin, Fiuri de tapo, 1912' in calce. A sinistra del pannello, corrono verticalmente due tubi metallici lungo la superficie della parete."

Dove si trova: Piazzetta Pescheria, 33170 Pordenone PN

Tra il 1580 e il 1650 vive a Pordenone Angioletta delle Rive che con la figlia Giustina viene accusata di stregoneria. Accusata di aver praticato malefici e aver provocato la morte di una donna, viene incarcerata dal tribunale dell’Inquisizione di Udine e qui morirà nel gennaio del 1651, prima del processo.

La realtà è che Angioletta era una vedova nullatenente che viveva di espedienti: curava con le erbe e praticava l’ostetricia nelle case dei nobili del luogo; insomma, una povera tuttofare vittima di pettegolezzi, dicerie e maldicenze. Solo la figlia, dopo la morte della madre, si salverà previo promessa di “vivere da buona christiana, non medicare, né segnare come faceva mia madre”. Si tratta di una storia vera e documentata, basata sugli atti istruttori conservati a Venezia e raccontata nel libro “Le amare erbe” di Ornella Lazzaro.

Oggi, una stele in onore di Angioletta ricorda le ingiustizie subite: realizzata dallo scultore Gianni Pignat nel 2009 è eretta nel luogo in cui viveva la protagonista e che oggi ospita spesso eventi legati all’8 Marzo, Giornata internazionale della Donna.

"Veduta esterna di un'area verde con un vialetto pavimentato in primo piano. Al centro si estende un prato con alberi folti, affiancato da un lampione moderno e da una sottile struttura metallica verticale di colore ruggine. Sulla sinistra si intravede l'angolo di un edificio, il tutto sotto un cielo azzurro limpido."

Dove si trova: Vicolo del Molino, 33170 Pordenone PN

Ultimo aggiornamento: 13/06/2026 05:19

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