Il percorso

Tracce, indizi, segni: nulla può sfuggire al tuo sguardo se osservi e colleghi.

Le targhe affisse ai palazzi di corso Garibaldi ti portano da Francesco Giuseppe I ai voli di D’Annunzio, da un’adolescente che diventerà regina di Spagna, al prezioso gioiello guida dell’eroe dei due mondi.

Gli stemmi affrescati aprono uno squarcio sul Trecento con le insegne degli austriaci Auffenstein-Weisseneck e lo stemma “parlante” di Baumkirchen.

Labili segni raccontano di inumazioni, di un ossario, di lacerti: è l’oratorio scomparso di Sant'Antonio ab Incarnario. E se le rogge che abbracciavano le mura sono interrate, basta il piccolo pilastro del Ponte delle Monache per svelare l’origine d’acqua di Pordenone.

La dinamicità e la leggerezza dell’opera bronzea di Bruno Lucchi sembrano rappresentare lo spirito stesso di questo viaggio: un fervore incessante tra ricerca, scoperta e stupore critico.

Le tappe del percorso

Questa storia arriva dal più informato cronista dell’epoca: Giovan Battista Pomo. È la primavera del 1737: Maria Amalia di Sassonia (1724-1760), figlia di Augusto III re di Polonia, attraversa il Friuli per raggiungere il suo sposo a Napoli: Carlo III, re delle due Sicilie. La principessa ha 14 anni e da come viene accolta in Friuli, capiamo che si tratta di una vera star nel panorama dei reali dell’epoca.

Prima fa tappa a Palmanova, poi a Passariano dove è protagonista di una cena talmente sfarzosa che giorni prima la Serenissima aveva fatto approdare alla dogana di Vallenoncello barche “cariche di provisioni di attreci con bella gente spedita dal governo (...) cristali d’ogni sorte, baterie di cucina, ogni sorte di comestibili, eccetuatone carnami; cioè erbazi, pesce fresco del più squisito e raro, gran quantità di chiocolata e caffè e gran agrumi, canditti e biscoterie e venti cuochi dei più eccellenti e bravi”.

Dopo Passariano, tocca ai pordenonesi ospitare Amalia e non vogliono essere da meno. Il muro divisorio di due palazzi gemelli viene abbattuto per dare spazio alla sovrana e alla sua corte. Gli aristocratici la sera sono ammessi nel cortile interno del palazzo per assistere a una cena regale. Finita la serata, per attutire il rumore di zoccoli e carrozze e non disturbare il sonno della fanciulla, Pomo narra che il corso viene cosparso di paglia.

Dove si trova: Corso Garibaldi, 15, 33170 Pordenone PN

La lapide ricorda il soggiorno dell’Imperatore Francesco Giuseppe (1830-1916) nel palazzo degli Spelladi, nel 1852, ufficialmente per assistere alle esercitazioni di cavalleria ma qualcuno disse per “metter piede, quale sovrano, nel ricuperato Lombardo-Veneto”.

“Le simulate battaglie” si tenevano alla Comina, la vasta pianura a nord di Pordenone e ai piedi delle Prealpi. Proprio qui nel 1910, nasce il primo aerodromo civile italiano, divenuto poi campo di aviazione militare ampiamente utilizzato durante la prima guerra mondiale. Uno degli ultimi ad atterrarvi fu Gabriele D’Annunzio (1863-1938), il 2 novembre 1918. Il poeta descrisse la grande brughiera pordenonese come “un’immensa area erbosa, limitata dalla muraglia alpestre, paese di monti scolpiti e prati uguali”.

Dove si trova: Corso Garibaldi, 15, 33170 Pordenone PN

In piazza Cavour, una fanciulla in bronzo è seduta sul davanzale di una finestra e guarda lontano. È “Equilibri”, la scultura in bronzo e corten realizzata da Bruno Lucchi nel 2004. La ragazza, fermata in un’espressione serena, guarda lontano e sembra ascoltare i suoni della città e le chiacchiere dei tanti che in quel luogo amano incontrarsi.

Scultore contemporaneo di Levico Terme, con 150 esposizioni personali e oltre 400 collettive all’attivo, così Lucchi descrive la sua arte: “Le opere nascono per essere vissute in mezzo alla gente… così la statua rimane viva”. Per l’artista le statue non devono diventare soprammobili, ma interagire con lo spazio nel quale sono collocate, “perchè figlie dei quattro elementi: l’acqua e la terra che le formano, il fuoco che le cuoce, l’aria e la luce che le pervadono”.

Dove si trova: Piazza Cavour, 33170 Pordenone PN

Inaugurato nel 1929 alla presenza di Umberto di Savoia, il Monumento ai Caduti di Pordenone del friulano Aurelio Mistruzzi (1880-1960) è ricco di simboli da decifrare.

Al centro l’artista ha collocato l’Italia che protegge i soldati sacrificati: il combattente e il caduto; ai lati le allegorie dei fiumi sacri: l’Isonzo è raffigurato "disarmato dal tradimento" e il Piave è coronato con la quercia – la corona civica - a rappresentare la vittoria.

Il piazzale è dedicato a Enea Ellero, il suo nome appare, insieme a quello dei concittadini Giovanni Battista Bertossi e Antonio Fantuzzi nell’elenco ufficiale dei Mille al seguito di Giuseppe Garibaldi (1807-1882), pubblicato nella Gazzetta ufficiale del Regno.

Allo scoppio del secondo conflitto mondiale, lo scultore Mistruzzi e sua moglie Melania si distingueranno per avere nascosto in un vano costruito dietro al camino di casa Lea Polgar, una bambina ebrea di Fiume di appena 10 anni. Grazie alle sue abilità grafiche, l’artista salvò molti altri ebrei dalla cattura producendo documenti falsi. Non fu mai scoperto, affiancando la propria attività clandestina locale con quella artistica in varie parti d’Italia.

Dove si trova: Piazzale Ellero, 33170 Pordenone PN

Nel cortile dell’ex convento dei Domenicani, seminascosti, puoi trovare i resti di un basamento di pietra e su una delle sue facce lo stemma del Comune. È ciò che resta del pennone sul quale veniva issato il vessillo della Serenissima.

Emblema della presenza della Repubblica di Venezia a Pordenone dal 1537 al 1797, l'antenna svettava sullo spiazzo antistante la Loggia comunale. Scomparsa dopo i lavori di sistemazione del tratto stradale tra il Municipio e la chiesa della Santissima Trinità, è stata ritrovata e collocata in questo luogo.

Dove si trova: Piazzale XX Settembre, 11, 33170 Pordenone PN

Una traccia quasi invisibile, un piccolo pilastro in pietra all’apparenza insignificante. Qui sorgeva uno dei tanti ponti che un tempo consentivano l’attraversamento della roggia dei Mulini, uno dei due corsi d’acqua che circondavano interamente la città murata.

Furono i Domenicani, costruttori del convento – oggi biblioteca – a chiedere e ottenere, nel 1722, l’apertura di un varco nelle mura e la costruzione di un ponte per accedere alla città. Ma furono le monache agostiniane, ultime religiose ad abitare il convento, a lasciare traccia della loro presenza nel nome del ponte.

Dove si trova: Piazzale XX Settembre, 33170 Pordenone PN

Ora sei davanti al palazzo che prende il nome da un suo illustre abitante: Vendramino Candiani (1820-1890), primo sindaco di Pordenone dopo l’unità d’Italia. Ma la facciata esterna mostra una serie di affreschi tra cui due stemmi nobiliari che raccontano una storia di amministrazione della città che affonda le sue radici nel medioevo.

Il gufo nero con zampe aggrappate a uno scalino di quattro palchidi Corrado di Auffenstein e lo stemma “di rosso, al palo d’argento” di Hartneid di Weiβenegg sono i blasoni di due capitani austriaci, rappresentanti in città del Duca d’Austria, al quale Pordenone e i borghi limitrofi appartennero dal 1278 al 1508.

La residenza ufficiale del capitano austriaco e della sua famiglia era il castello, edificio separato dalla città, protetto da mura proprie con ponte levatoio. Esempio emblematico per l’epoca di edificio militare dalla doppia funzione: difendere la città in caso di attacco esterno e difendersi dalla città in caso di rivolta interna.

La presenza di questi stemmi, scoperti durante i restauri del palazzo nel 2022, gettano nuova luce sulla storia antica di Pordenone.

Dove si trova: Corso Vittorio Emanuele II, 23, 33170 Pordenone PN

Sulla facciata dello stesso palazzo è collocata una lapide in memoria di Giuseppe Garibaldi (1807-1882), ospite del primo sindaco di Pordenone Vendramino Candiani.

L’insieme riproduce scolpita su pietra la “Stella dei Mille”, il gioiello regalato a Garibaldi a Caprera dal generale Stefano Tϋrr (1825-1908) assieme ad altri ufficiali garibaldini per commemorare l’impresa siciliana. Realizzato dal gioielliere Luigi Manini di Milano, ha la forma di una stella a sette punte tempestata di diamanti. Nel mezzo, in campo smaltato di azzurro e intrecciata alla parola “ARTURO”, si trova l'emblema della Trinacria. È la Triscele, il simbolo che Garibaldi considerò sempre la sua guida e alla quale si ispirò anche la notte del 24 maggio 1860 decidendosi alla marcia su Palermo. Il tutto è racchiuso entro un cerchio con la dicitura, in caratteri di diamante: “I MILLE AL LORO DUCE”.

Dove si trova: Corso Vittorio Emanuele II, 23, 33170 Pordenone PN

La facciata di un palazzo ricca di stemmi affrescati ti offre un tuffo nel Trecento. Il blasone più interessante è quello degli Angiò d’Ungheria, un’arma araldica dalla vita breve. L’estinzione della linea maschile degli Arpadi nel 1301 favorì l’ascesa al trono di Carlo d’Angiò, che regnò dal 1307 al 1342.

Questo stemma rimase in uso ancora per alcuni decenni, fino al 1395, e testimonia i rapporti di diverse famiglie nobili pordenonesi con l’Ungheria.

Dove si trova: Corso Vittorio Emanuele II, 40, 33170 Pordenone PN

In due momenti della sua storia, Pordenone fa parte del dominio asburgico: il primo (1278-1508) come feudo imperiale di fondamentale importanza strategica e il secondo durante il Regno Lombardo-Veneto (Ottocento).
Sulla facciata di Palazzo Varmo-Pomo, chiamata Casa dei Capitani, spicca un esempio della prima dominazione: quello di Wilhelm von Baumkirchen, capitano austriaco a Pordenone tra il 1443 e il 1444.

All’interno dello scudo è raffigurata una chiesa — Kirche in tedesco — un esplicito richiamo visivo al cognome del nobile tirolese. Accanto, uno stemma d'Austria è sormontato da un’aquila monocefala, simbolo imperiale precedente all'adozione di quella bicipite, introdotta in Occidente da Sigismondo di Lussemburgo (1368-1437).

Gli stemmi dipinti sono uno strumento prezioso per lo studioso moderno per investigare, datare e decodificare la storia dei monumenti antichi.

Dove si trova: Corso Vittorio Emanuele II, 45, 33170 Pordenone PN

Anticamente i defunti a Pordenone si seppellivano nel terreno circostante il Duomo Concattedrale di San Marco (Duomo). Periodicamente le ossa dei defunti più vecchi venivano riesumate e trasportate nell’ossario posto nella chiesetta di Sant’Antonio, detta per questa sua funzione “ab incarnario”, cioè "proveniente dall'incarnario" (nel medioevo l'incarnario era l'ossario).

La chiesa, una delle più antiche della città, si trovava sul lato sinistro del Duomo. Oggi ne sopravvive soltanto una parete interna con due nicchie, dove si possono ancora scorgere le sinopie di figure religiose. Gli affreschi che ricoprivano questa parete, sono stati staccati e sono conservati nel Museo Ricchieri.

Dove si trova: Vicolo del Campanile, 33170 Pordenone PN

Ultimo aggiornamento: 13/06/2026 06:28

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